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La Via Francigena (chiamata anche Via Romea perché conduceva a Roma) fu percorsa per molti secoli da centinaia di migliaia di persone di tutti i ceti e provenienze. La meta dichiarata era la tomba di San Pietro, ma buona parte dei pellegrini era interessata anche ad altri obiettivi come investiture, indulgenze, penitenze, suppliche e perfino dispute su terre e privilegi temporali da discutere nella sede del papato. Per molti, Roma rappresentò altresì una tappa importante nel percorso di avvicinamento ai porti dell’Italia meridionale da dove ci poteva imbarcare verso l’Asia Minore e la Terra Santa.

Nel Medio Evo buona parte delle grandi strade romane era stata cancellata dal ritorno delle foreste planiziali e delle zone umide. Comunque il passaggio degli eserciti, dei mercanti e di chi era costretto a spostarsi teneva in esercizio alcune importanti arterie viarie; in Piemonte, da sempre terra di confine, i valichi principali (Monginevro e Moncenisio) furono, seppur con alterne fortune, sempre in esercizio. L’attraversamento di innumerevoli confini, tra domini feudali prima e liberi comuni poi, rendeva abbastanza costoso, a causa di pedaggi e balzelli, e pericoloso, per le continue faide e guerre locali, il percorso per chi non disponeva di scorta e di credenziali importanti. Per questo motivo prelati, mercanti, intellettuali ed altri appartenenti al ceto medio viaggiavano in gruppo con un seguito di servitori, mulattieri ed armigeri. Seguivano strade molto frequentate, fermandosi nelle numerose locande poste lungo di esse. Queste strutture erano abbastanza rustiche e grossolane ma ben protette e dotate di stalle, di una grande cucina e di uno o più dormitori. Sigerico, l’arcivescovo di Canterbury, che ebbe il gran merito di lasciarci il resoconto del suo itinerario, con tutta probabilità viaggiò proprio in questo modo oltre mille anni fa.

I pellegrini poveri e penitenti utilizzavano invece essenzialmente i sentieri, che collegavano ospedali di carità, abbazie e chiese, dove speravano di trovare accoglienza, cure e protezione. In Valle di Susa ad esempio il precettorio di Sant’Antonio di Ranverso, importante punto di assistenza per i pellegrini, fu fondato con il relativo ospedale nel 1186 da Umberto III ed affidato ai padri Antoniani di Vienne. Naturalmente un abate insensibile, un curato troppo povero, una epidemia o la presenza di una banda di briganti provocavano un cambiamento di percorso più o meno duraturo. La via Francigena era quindi un fascio di strade (qualche volta semplici piste di contadini e boscaioli) più o meno parallele percorse in momenti successivi o contestualmente attive, ma sfruttate da utenze diverse e/o in stagioni differenti. Non ha quindi senso cercare di individuare l’autentico percorso o dibattere su quale sia quello storicamente più importante.

Ciò è tanto più valido quanto maggiore era la distanza dalla meta finale. Naturalmente man mano che ci si avvicinava a Roma i canali viari si facevano più stretti ed i posti tappa sempre più condivisi. Sicuramente ciò ha permesso a città e borghi della Toscana e del Lazio di conservare importanti tracce e tradizioni legate al passaggio dei Romei.

La nascita delle grandi nazioni ed il progredire dei mezzi di trasporto hanno reso nel tempo sempre meno ambito e significativo il pellegrinaggio a Roma; comunque si è trattato solo di un cambio di meta perché la gente ha continuato a camminare verso le migliaia di santuari sparsi in tutto il continente (peregrinationes minores). Negli ultimi anni in Spagna si è verificato il grandissimo e sorprendente sviluppo del Cammino di Santiago. Le motivazioni di questo successo sono molteplici, ma probabilmente le grandi aree libere e spopolate della Meseta e della Galizia rappresentano il palcoscenico giusto per chi marcia, zaino in spalla, verso una meta lontana. Purtroppo in quasi tutto il resto d’Europa manca lo spazio per chi cammina a piedi.

Da qualche tempo si nota comunque un certo risveglio. Sono in commercio delle buone guide, su internet c’è un gran numero di siti dedicati ai pellegrinaggi e si moltiplicano le iniziative di enti pubblici, associazioni e singoli. Questo sito raccoglie le fatiche di un piccolo gruppo di appassionati, che cercano, misurano e documentano nel territorio piemontese sentieri e sterrate campestri adatti al pellegrinaggio. Questi tracciati consentiranno di attraversare a piedi la nostra regione, riducendo al minimo la percorrenza di strade statali e provinciali.
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