Home Cammino di Santiago (Francés) Il cammino di Giuseppe nel 2006
Il cammino di Giuseppe nel 2006
22 maggio  (Burgos – Sahagun)

Dedico la  mattinata alla visita di Burgos: ne vale sicuramente la pena benché sia la terza volta che vi transito.
Attorno al mezzogiorno prendo il treno per  Sahagun.
Esco dalla stazione della RENFE, consapevole di essere di nuovo sulla strada per Compostella ma mi trovo in una anonima strada di periferia fra motorini e biciclette. No, questo non è ancora il Cammino!
Dopo poche centinaia di metri incontro i ruderi di quello che fu uno dei più grandi monasteri dell’antichità.
E’ l’ora del pranzo e le strade sono deserte. Mi fermo in un ristorante nella piazza principale. Sono l’unico pellegrino.
Verso le due, sotto una leggera pioggia, mi reco all’Albergue municipale, ubicato in una ex chiesa. Desidero far apporre sulla mia credenziale (rilasciatami a Lourdes) il timbro di inizio Cammino.
La camerata è aperta e man mano arrivano i pellegrini, che vi passeranno la notte.
Devo però aspettare più di un’ora la disponibilità  di chi mi possa apporre il timbro.
Risolta questa formalità, parto per raggiungere Bercianos Real Camino (solo 10 chilometri).



Sahagun


In un attimo mi trovo fuori da Sahagun, dalle sue poche case e dai suoi tanti ricordi, e lo sguardo può spaziare nell’immensa meseta castigliana: pochi alberi, campi di grano e prati a perdita d’occhio, acquitrini e le onnipresenti cicogne.
Il sentiero è stato tracciato lungo il bordo di una strada di campagna. Sono stati anche messi a dimora degli alberi per ombreggiare la marcia dei pellegrini, ma mi sembra che il terreno non sia adatto a garantirne una crescita adeguata.
Non piove ma sono sferzato da un vento freddo ed umido. La giacca a vento leggera,che ho portato con me, si rivela subito provvidenziale.
Arrivo a Bercianos in poco tempo. Si tratta di un villaggio minuscolo e deserto.
L’albergue è in una vecchia casa in pietra, appartenente alla parrocchia. Mi aspetto una sosta umile e scomoda, ma non è così!

 


Bercianos Real Camino


Varcata la soglia,  incontro   alcune giovani suore agostiniane, che gestiscono l’accoglienza dei pellegrini.  Evidentemente la casa è stata ristrutturata di recente e nel complesso si sta bene: letti a castello, due bagni nuovi, una  piccola cappella e una comodo sala da pranzo, dove consumiamo la cena in comune. A tavola conosco un gruppo di Spagnoli ed alcuni Italiani, che vedrò anche nei giorni successivi. Non si poteva iniziare meglio!

 


Tramonto sulla meseta

 

23 maggio (Bercianos Real Camino – Mansilla de las Mulas)

Alle prime luci del giorno (le suorine sono già arrivate per salutarci) si parte a piccoli gruppi per la nuova tappa.
Praticamente tutti si dirigono a Mansilla de las Mulas (26 chilometri).
Il panorama è lo stesso del giorno precedente: Meseta a perdita d’occhio.
Cammino a poca distanza da una coppia di Italiani. Arriviamo in breve al Burgo Ranero (dove, secondo un romanzo di Jesus Torbado, viveva una comunità di miseri contadini, che periodicamente rifornivano il monastero di Sahagun con quanto avevano di meglio, cioè cosce di rane). Gli altri cercano di far aprire una specie di bar rurale. Io proseguo di buon passo.
In seguito raggiungo un altro pellegrino italiano, conosciuto durante la cena a Bercianos; cammineremo affiancati fino a Mansilla; a metà mattina ci fermiamo a prendere un caffé.
Si tratta del solito baruccio contadino (inutile ribadire quanto il Cammino abbia corroborato la povera economia di queste zone) e la barista, mentre serve i clienti, pulisce sul bancone i fagiolini per il pranzo.
Lungo le strade di questa zona si cominciano ad incontrare delle particolari cantine scavate nel terreno, che ricordano un po’ le tombe etrusche di Cerveteri.
Arriviamo a  Mansilla de las Mulas all’ora di pranzo. Ci sono molti pellegrini ed i punti di accoglienza sono quasi pieni. In effetti ci sono località nelle quali si fermano quasi tutti, mentre altrove ci si scagliona maggiormente.
Comunque a  Mansilla si sta abbastanza bene ed è simpatico  aggirarsi (incontrando sempre le stesse persona) fra le poche strade, le mura e le chiese, sui cui campanili si affollano le cicogne.

 


Mansilla de las Mulas

 

24 maggio (Mansilla de las Mulas – Leon).


Parto piuttosto presto. Mi attende una tappa breve (20 chilometri) e piuttosto noiosa.
All’inizio mi trovo intruppato in una fila continua di pellegrini. Evidentemente siamo partiti tutti alla stessa ora.  La gran parte dei miei compagni di strada viaggia in solitudine od in coppia, ma ci sono anche gruppi di 6-8 persone (in genere Spagnoli).
Ma mano  aumentano le distanze fra i pellegrini e si ritrova la tranquillità del proprio passo.
Dopo qualche chilometro di pista sterrata, inequivocabilmente tracciata esplicitamente per i pellegrini, si costeggia la strada statale, che  nei pressi di Leon dispone addirittura di una corsia pedonale, purtroppo non protetta. 
Ci avviciniamo alla città attraversando una periferia di case antiche e chiese con annessi nidi di cicogne. Per fortuna la zona industriale, che spesso si incontra a fine tappa, è situata altrove.
L’avvicinamento al centro è comunque abbastanza lungo.
Ero già stato a Leon, però questa volta ho avuto tutto il tempo per visitarla in lungo ed in largo. Veramente una gran bella città!

 

25 maggio (Leon – Villadangos del Paramo – Astorga) .


Ho in obiettivo una tappa di 21 chilometri fino a Villadangos Del Paramo.
Esco da Leon percorrendo una strada trafficata e tenendo d’occhio le serrande dei bar. Ma quando aprono?
Alla fine della città si incontra la chiesa moderna della Virgen del Cammino. Non è bellissima, ma merita una sosta.
Purtroppo non tutti la pensano così e la gran parte dei pellegrini tira dritto.
In certi casi ho l’impressione che molti dei miei compagni di strada pensino solo a macinare chilometri ed a non perdere di viste le provvidenziali frecce gialle.
Il percorso è abbastanza facile ma tutt’altro che piacevole. Specialmente gli ultimi chilometri sono abbastanza brutti. Poco dopo il mezzogiorno arrivo al paese di Villadangos, che  è piuttosto  piccolo e si sviluppa ai lati di una strada (che in pratica corrisponde al Cammino).
Mi fermo presso un negozio per comperare banane e yogurt. Mi timbrano anche la credenziale.  Sulla strada ci sono  delle panchine; mi siedo un attimo e mentre mangio qualcosa, decido che non posso fermarmi qui. Ci sono almeno altre otto ore di luce, l’albergue è ancora chiuso e non c’è nulla da fare.
Più avanti (molto più avanti però) c’è Astorga.  Si tratta di una città che visitai qualche anno fa, trovandola particolarmente interessante.
Ed allora: “ ¡Rumbo a Astorga!”
Mi fermo qualche minuto in riva ad un ruscello; ho già macinato altri 8 chilometri e comincio ad essere stanco.
Percorro altri 4 chilometri assieme ad un giovane e veloce Spagnolo. Giungiamo a Ospital de Orbigo col suo bellissimo ponte del Paso Honroso.  Mi fermo mezzora vicino ad una fontanella ed osservo tanti pellegrini in pieno relax che prendono il sole e passeggiano in pantofole lungo le strade del paese.

 


Hospital deOrbigo


Una volta ripartito, anziché proseguire lungo la strada asfaltata,  seguo le indicazioni che mi portano a Saltibanez e da li verso una zona quasi desertica.
I chilometri aumentano (alla fine saranno almeno 54) e devo razionare anche l’acqua.
Ad un certo punto trovo una specie di  tettoia con panchine. Una piccola oasi d’ombra per ristorare  i pellegrini.
Mentre mi avvicino vedo una donna, che mi chiama. Capisco che si è rifugiata li per paura di un grosso cane, che però aspetta soltanto un poco di cibo.
Non mi è difficile allontanarlo ed invito la signora (una olandese di circa 60 anni) a proseguire con me. Lei è molto meravigliata dal fatto che ho già percorso 40 chilometri.
Si  accorge quasi subito che  non può reggere il mio passo e si ferma con una scusa. Mi dispiace abbandonarla in quel luogo deserto, ma se mi fermo o rallento non arriverò più ad Astorga.
Dopo qualche chilometro intravedo i campanili della città. Mancano ancora quasi due ore di cammino e lo zaino mi ha scardinato la spalla sinistra. Comunque entro in città dignitosamente mentre il sole è ancora alto e prendo alloggio in un bel albergo proprio davanti alla cattedrale.


26 maggio (Astorga – Rabanal del Camino).

Esco da Astorga d primo mattino. Ieri sera non ho nemmeno pensato al timbro sulla credenziale. Per fortuna poco fuori città incontro un rifugio decisamente rustico, nel cui porticato c’è un tavolo con il timbro a disposizione di chi transita.
Il percorso si dimostra subito molto piacevole. Rabanal è a 22 chilometri ed a oltre 1100 metri di altitudine. Ricordiamoci però che qui siamo sulla meseta, cioè su un altopiano. Di conseguenza non ci sarà molto da salire.
Le zone attraversate sono man mano più disabitate e selvagge. Incontro piccoli villaggi di case di pietra, alcune delle quali diroccate. Credo che senza il Cammino qui non vivrebbe  più nessuno o quasi.
Il sentiero corre parallelamente  ad una strada asfaltata sulla quale transita qualche pellegrino ciclista. Due anni fa ne avevo visti molti di più.
Mi rendo conto di non sentire la fatica accumulata ieri. In teoria potrei anche allungare la tappa ed arrivare a Foncebadon (il villaggio che sta risorgendo dalla sua totale rovina grazie al Cammino) ma decido che è meglio prendersi un pomeriggio d relax.
A fine mattinata arrivo alla zona montagnosa. La salita fino a Rabanal non è difficoltosa.
Nel pomeriggio dormo e gironzolo per l’unica stradina del villaggio.  Davanti ad una specie di bar ci sono alcune donne con dei grossi boccali di birra. Riconosco in una di loro la Olandese incontrata ieri pomeriggio.
Alla sera riesco finalmente ad assaggiare la sopa de ajo. Acqua calda con qualche spicchio di aglio fritto. Credo che in passato i poveri di tutta Europa abbiano mangiato pane raffermo ammollato in qualcosa di molto simile.
Domani affronterò una tappa lunga e caratterizzata da salite e discese.
Cerco di trovare il modo per capitalizzare il giorno guadagnato con la doppia tappa di ieri.
Sicuramente non spezzerò in due quella di domani. Potrei percorrere una ulteriore tappa dopo Ponferrada, ma non ho la documentazione necessaria.
Non ho con me ne una cartina ne gli orari dei pullman.
Peccato non aver previsto questa eventualità: sarei arrivato tranquillamente a Villafranca del Bierzo (alle porte della Galizia)!

 


Santa Catilina de Somoza

 

27 maggio (Rabanal – Ponferrada).

Parto prima dell’alba ed affronto la lunga salita, che mi porterà alla Croce di Ferro (cruz de yerro) uno dei posti più importanti di tutto il Cammino di Santiago. Probabilmente è anche il più alto!
Fino a Foncebadon cammino al fianco di una pellegrina sudafricana. Non parliamo molto perché lei conosce solo l’Inglese e soprattutto perchè l’ambiente che ci circonda attira tutta la nostra attenzione. Raccolgo il sasso da buttare sotto la Cruz de Hierro, vi incido sopra la parola “noi”. In questo momento non credo vi sia una parola di significato  più immenso.
Foncebadon, nonostante le tre o quattro case ricostruite grazie al Cammino, è un insieme allucinante di rovine e macerie di ogni tipo. La signora sudafricana si ferma in cerca di un caffè caldo.  Io proseguo: voglio raggiungere la più presto la vetta e da li affrontare speditamente  i 27 chilometri, che mi separano da Ponferrada dove devo prendere il pullman di linea per Santiago.
Come tutte le cose troppo attese, la Cruz de Hierro a prima vista sembra una cosuccia: un alto palo di legno sulla sommità del quale si trova una croce di ferro.

 


Cruz de Hierro


Quando però mi trovo, col mio sasso in mano, davanti al cumulo di pietrame accumulato negli anni da migliaia e migliaia di pellegrini, mi sembra di diventare parte di un immenso insieme di anime in cammino.
In fin dei conti che cosa sono il Cammino di Santiago,  il grande Santuario e la tomba tanto venerata? Nient’altro che le tracce di centinaia di migliaia di pellegrini!
Decido di proseguire subito con l’intento di fermarmi a Manjarin dove c’è il rifugio di Tomas, uno strano personaggio che si definisce l’ultimo dei Templari.   Anche qui però staziono solo pochi minuti, il tempo di farmi timbrare la credenziale: è’ proprio una casupola minuscola!
Tomas comunque mi da alcune indicazioni utili per non perdere tempo all’ingresso di Ponferrada e mi raccomanda di fermarmi un poco a Molinaseca.
Il percorso è tipicamente montano, in gran parte in discesa, e veramente piacevole anche se i chilometri cominciano a farsi sentire. A  Riego de Ombros prendo un caffè ed acquisto un rullino fotografico di una marca sconosciuta.
Arrivo (o meglio scendo) a Molinaseca dopo un gran numero di tornanti. Trovo una panchina al sole (quelle all’ombra sono tutte occupate) e riposo per una mezzora. Tomas ha ragione: si tratta di un posto idilliaco con un fiumiciattolo balenabile, un ponte antico ed alcune case molto belle.

 


Molinaseca


La strada fino a Ponferrada è un nastro di asfalto, che per fortuna ha le banchine percorribili, anzi per gran parte c’è un marciapiede.
Arrivo in città seguendo la carreggiabile, come consigliato da Tomas, evitando il giro vizioso del sentiero tracciato.
Il famoso castello è in ristrutturazione e, purtroppo abbastanza soffocato dalle case. Me lo aspettavo molto diverso. Un’altra delusione!
Mi informo sulla strada migliore per raggiungere la stazione degli autobus. Mi dicono che è molto distante: addirittura ci sono  due chilometri da percorrere.
Rispondo che oggi ne ho già fatti almeno 35 e due in più non cambiano molto la situazione.
Quello che invece cambia è l’ambiente circostante: sono in piena città con traffico e rumore.  Poche ore fa ero su una montagna deserta!
Una volta sul pullman cerco di vedere dal finestrino la Galizia, che conosco bene. Il panorama è invece del tutto insignificante: case e strade.
Man mano che mi avvicino a Santiago, nasce in me una grande insoddisfazione: dopo aver camminato e sudato tanto è decisamente deprimente giungere alla meta su un pullman come un turista qualsiasi. E’ una conclusione che non accetterò mai più e che sconsiglio a chiunque.

 


Ponferrada

 
Copyright © 2010 Moncalieri in cammino - Percorsi piemontesi sulle tracce dell'antica Via Francigena e del cammino di Bernardo di Baden. Tutti i diritti riservati.

Designed by JoomlAxe.com - Reviewed by Joomlashow.XHTML and CSS valid