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Il 13 novembre 2002 affondava nelle acque della Galizia la petroliera Prestige.
Undicimila tonnellate di petrolio imbrattarono chilometri e chilometri di costa, uccidendo pesci, cetacei e soprattutto uccelli.
Sono stato laggiù per una settimana come collaboratore della Lega Italiana Protezione Uccelli e della SEO/BirdLife (Sociedad Española de Ornitologia) nell’opera di recupero degli uccelli bloccati, imbrattati o semplicemente avvelenati dalla massa oleosa.
Che cosa c’entra tutto ciò con il pellegrinaggio?
Questa esperienza è iniziata con un lungo viaggio di avvicinamento alla Galizia. Tutti i giorni si camminava per ore ed ore. La gente per strada e sulle spiagge ci salutava cordialmente. Si è dormito in negli Ostelli per la Gioventù e (per due sere) nell’albergue del Cammino Portoghese a Pontevedra. Abbiamo trascorso l’ultimo pomeriggio nella Cattedrale di Santiago di Compostella: “AD LIMINA SANCTI JACOBI”.
Proprio come in un normale pellegrinaggio, insomma!
Sono passati molti anni e la memoria di quella tragedia ambientale man mano si attenua, ma le petroliere continuano ad affondare e la natura a morire.










Venerdì 6 dicembre 2002. Davanti a me si materializzano una cicogna, un grosso nido e un vecchio campanile: sono nuovamente in Spagna! Sono qui con un gruppo (7 persone) della Lega Italiana Protezione Uccelli, per cercare di aiutare gli uccelli marini coinvolti nel disastro della petroliera Prestige, che il 19 novembre è colata a picco disperdendo nell’oceano Atlantico e sulle coste della Galizia 77.000 tonnellate di petrolio. Abbiamo percorso circa 1.500 chilometri da Genova, dove il nostro gruppo si è completato. Proveniamo da Roma, Bologna, Lucca, Venezia, Torino e Catania; dalla città etnea Fabio ha guidato il suo pulmino, col quale lavora nel campo del turismo naturalistico, e che per 10 giorni ci scarrozzerà fedelmente per ore ed ore. Nei pressi di Ourense ci troviamo davanti ad un bivio: Vigo o La Coruña? Un ornitologo spagnolo ci ha detto telefonicamente di attendere sue istruzioni; lo faremo per circa tre ore, approfittando della sosta per consumare il primo pasto dopo circa 24 ore di viaggio. Nella zona si notano vecchie case di creta cruda, che si stanno sfaldando per tornare alla terra. Il paesaggio è grandioso, in certi casi quasi africano. Si possono osservare moltissimi rapaci (in genere nibbi reali, ma anche gheppi e poiane) ed alcune cicogne (evidentemente stanziali); su un campanile a vela ci sono tre grandi nidi, che inglobano anche le vecchie campane. Ci perviene il via libera per Pontevedra: è una delle zone più colpite dalla marea nera ma è distantissima dal quartier generale dei volontari SEO (la LIPU spagnola), che si trova a Sada, nei pressi di La Coruña. L’albergue di Sada è al completo almeno per tutto il week-end a causa dell’afflusso dei volontari spagnoli (ci viene altresì spiegato che oggi, pur essendo venerdì, in Spagna è un giorno festivo). Arriviamo all’albergue (in italiano ostello) di Pontevedra a sera inoltrata. Si tratta dell’Albergue del Pellegrino di Santiago. Per me, che sto progettando di percorrere a piedi una parte di questo antico pellegrinaggio, è una piacevole sorpresa; fra l’altro scopro che, oltre a quello francese (il più conosciuto) esistono altri cinque percorsi che attraversano la Galizia verso Santiago di Compostella: Pontevedra si trova sul percorso “portoghese”. Il nostro albergue è una struttura nuova, funzionale ma assai austera (non esiste riscaldamento e vi è una sola camerata con una trentina di letti a castello). Faccio conoscenza col custode di notte: svolge questo servizio come forma di volontariato ed al mattino si reca al proprio lavoro. Mi passa un po’ di pubblicazioni inerenti il “Camino di Santiago”, scusandosi per il fatto che siano scritte in Galliego, lingua non del tutto simile allo spagnolo (castigliano). Conosciamo un piccolo gruppo di giovani volontari di Madrid. Sono stremati ed infreddoliti, hanno lo sguardo stravolto: insieme ad altre 80 persone stanno ripulendo un’isola (riserva naturalistica) completamente ricoperta di petrolio. Una delle ragazze è argentina di Buenos Aires: a Madrid ha trovato l’amore (sopravvivono vendendo collane, bracciali e gingilli vari) ma ha molta nostalgia della sua famiglia. Le chiedo delle condizioni di vita nel suo paese; mi risponde che sono molto dure. Le racconto dei ragazzi argentini col mio cognome (mi mismo appellido) con i quali sono in contatto epistolare.
Sabato 7 dicembre 2002. Dopo la prima notte in sacco a pelo ci rechiamo al Campiño di Pontevedra dove gli americani dell’IFAW hanno attrezzato un centro di pulizia uccelli organizzatissimo. Qui dovremmo incontrare il solito ornitologo; aspettiamo per altre tre ore ed alla fine capiamo che per noi non c’è nulla da fare: ci garantiscono l’alloggio e nulla più. Decidiamo di raggiungere a Muros il gruppetto LIPU che ci ha preceduti in Galizia. Muros è un bellissimo paese di pescatori. A pochi chilometri dal suo porto troviamo i ragazzi con la pettorina del SEO: sono di diverse nazionalità ma coordinati dal “nostro” Vincenzo, un veterinario del Centro Recupero Avifauna di Bolzano. Subiamo il “battesimo del petrolio”: è dappertutto, sulla spiaggia, fra gli scogli, nell’erba, una presenza opprimente ed inquietante. Assistiamo anche al recupero di un cormorano completamente inzaccherato. Di più non potevamo sperare: siamo venuti qui per questo! Vincenzo ci spiega come sono organizzati lavoro ed ospitalità nel centro di Sada. Ci auguriamo vivamente di trovarvi posto. Probabilmente ciò avverrà lunedì sera. Decidiamo di tornare qui a Muros anche domani per operare con questi ragazzi e acquisire le tecniche di recupero più corrette.
Domenica 8 dicembre 2002. Arriviamo a Muros solo a fine mattinata (a causa delle distanze da coprire negli spostamenti ciò diventerà una costante). Per prima cosa foderiamo i sedili e la tappezzeria del pulmino con cartoni e sacchi di plastica; poi indossiamo le tute bianche “usa e getta”, le maschere e gli occhiali protettivi e quindi percorriamo la spiaggia e le scogliere con il massimo impegno, non trascurando nemmeno il più piccolo anfratto. Non troviamo uccelli sporchi e nemmeno morti: in fin dei conti la cosa non ci dispiace! Normalmente ogni giorno vengono recuperati circa 60-70 uccelli nei 300 chilometri di costa; spesso però sono notati direttamente da chi lavora per la pulitura delle spiagge. Nella “scalata” di una collinetta a picco sul mare ho strappato la tuta a causa delle piante spinose. Siamo abbastanza stanchi: tra l’altro non è facile respirare sotto sforzo attraverso i filtri della maschera e nemmeno vedere con gli occhiali costantemente appannati. Non posso però fare a meno di confrontare le nostre tute quasi pulite con quelle sporchissime di chi per tutto il giorno è stato a contatto col petrolio, spesso inginocchiato, per raccogliere con le mani. Ci dicono che le pale non sono efficaci; comunque l’odore nei pressi della materia nera è molto fastidioso e non si può evitare di riflettere sugli effetti che la lunga esposizione avrà sulla salute di queste persone. In certi momenti mi viene il dubbio di essere un intruso non gradito; mano a mano però mi rendo conto che non è così. A fine giornata Renato (il nostro veterinario, che normalmente opera presso il Centro Recupero Uccelli Marini di Livorno) ci lascia e si reca con Vincenzo a Sada per fissare personalmente l’alloggiamento per domani sera. Lo speriamo vivamente…anche perché lì ci saranno forniti anche pasti caldi e regolari. A proposito di pasti, arriviamo all’albergue di Pontedera dopo l’ora di chiusura e, per non arrecare ulteriore disturbo all’amico custode, decido di rinunciare alla cena.
Lunedì 9 dicembre 2002. Renato ha portato a termine con successo il suo compito; da lui apprendiamo però che ha deciso di abbandonare il pattugliamento delle spiagge per operare al centro di recupero di Santa Cruz (nei pressi di Sada): farà quindi il veterinario a tempo pieno e qualcuno di noi a turno presterà servizio con lui. Il lavoro nei centri di primo recupero consiste nel riportare gli uccelli impetroliati ad un’accettabile efficienza fisica, che consenta loro di essere successivamente ripuliti:
- Reidratazione forzata
- Riscaldamento in camere apposite
- Sistemazione dell’apparato digerente
- Nutrizione forzata
Purtroppo la grandissima parte di essi non ce la fa a percorrere fino in fondo questo iter. Esiste anche un accenno di polemica nei riguardi del centro di pulitura gestito dall’IFAW: secondo chi lavora “in trincea” molti dei propri sforzi sono resi inutili da rigidi protocolli, che permettono l’accesso alla pulitura, e quindi alla sopravvivenza, soltanto ad uccelli in migliori condizioni ed appartenenti a specie interessanti o rare. Decidiamo di dedicare la giornata di trasferimento verso nord al pattugliamento della costa da Carnota a Finisterre. Percorriamo spiagge immense e bellissime; incrociamo anche altri volontari del SEO, che in giornata hanno recuperato una sula. Mentre siamo fermi sotto la pioggia ad osservare capo Finisterre, conosciamo una “pellegrina” francese: ha percorso da sola, in questi giorni invernali, lo stesso cammino che io vorrei fare a luglio. L’immagine di questa donna, che si allontana nella pioggia, camminando sul bagnasciuga, per compiere l’ultimo atto del suo viaggio, sarà uno dei ricordi più pregnanti di questa mia avventura galliega. Col buio arriviamo a Sada; ci sistemiamo e dopo cena partecipiamo alla riunione serale con tutti i volontari. Siamo in parecchi italiani: contemporaneamente a noi è arrivato un folto ed organizzatissimo gruppo di Legambiente. Fabio è entusiasta e quasi commosso perché due degli automezzi sopraggiunti appartengono a suoi amici/concorrenti siciliani. Durante la riunione ogni gruppo presenta il resoconto della giornata, consegna le schede compilate (una per ogni spiaggia visitata) e riceve la zona da pattugliare l’indomani. Nella sala è anche a disposizione del materiale da lavoro (tute, stivali, guanti, …). Enrique, il responsabile delle attività, dà anche alcune spiegazioni di carattere pratico. La differenza nella lingua non è mai stata un vero problema: qualche volta una parola di inglese ha facilitato la comprensione reciproca. Fra l’altro ci raccomanda di stare molto attenti ai becchi degli uccelli più grossi: questo primo mese di attività sulle spiagge ha già causato gravi danni agli occhi di tre volontari!
Martedì 10 dicembre 2002. Ci tocca la zona di Ferrol (poco più a nord di Sada). Per tutta la giornata percorriamo spiagge pulite. Molti gabbiani reali hanno le piume ventrali annerite ma sembrano ancora in buona salute; una beccaccia di mare ha il becco nero: le illustrazioni sul “Peterson” indicano un colore rossastro… Troviamo anche i resti di un delfino, ma probabilmente la sua morte non è collegata al petrolio. Nel tardo pomeriggio raggiungiamo un’insenatura ai piedi di una falesia; il parcheggio è collegato alla spiaggia da una scalinata in legno. Ci sono i resti di una pulitura molto difficoltosa ed anche cartelli polemici nei riguardi di chi evidentemente osservava le fatiche altrui dall’alto. Anche qui però nessuno ha tentato la pulitura degli scogli, cosa peraltro praticamente impossibile. Per tutta la nostra permanenza abbiamo visto spiagge efficacemente pulite asportando sabbia e petrolio, ma anche moltissime scogliere praticamente immerse nel liquido nero, che ha assunto una consistenza molto pastosa. Le proporzioni del disastro ecologico sono enormi; si attende fra l’altro la dispersione di altro petrolio proveniente dal relitto, che giace a 3500 metri di profondità. Queste nuove macchie, a causa della loro frammentazione, sfuggono alle navi pulitrici, che incrociano 3500 metri sopra i due tronconi del Prestige. In serata, prima della riunione, conosciamo i componenti di un altro gruppo italiano (di ispirazione CTS). Oggi nessuno dei 7/8 equipaggi italo spagnoli ha trovato uccelli vivi. Questa mancanza di risultati tangibili, pur non condizionando il nostro entusiasmo, contribuisce a rendere un poco più evidenti le normali difficoltà quotidiane. Comunque ci consoliamo pensando che il monitoraggio delle spiagge è in ogni caso utile ed apprezzato.
Mercoledì 11 dicembre 2002. Oggi operiamo nell’area fra Laxe e Camarinas. Ci sono diverse zone umide con ardeidi e molti limicoli. Sugli scogli osserviamo ballerine bianche ed anche molti esemplari di un uccellino che ricorda il codirosso spazzacamino. Nello spazio di cielo sovrastante un faro, rotea maestosamente anche una coppia di poiane. Incrociamo un carro trainato da due mucche; è di un modello estremamente arcaico ed in particolare le ruote sembrano quasi preistoriche. E’ carico di erba: in queste zone evidentemente il clima consente lo sfalcio anche a dicembre. All’imbrunire ci fermiamo ad Arao; lì, come in quasi in tutti i posti, discorriamo con la gente del luogo. Questi utilissimi e graditi contatti umani (e le bevute conseguenti…) sono un po’ troppo frequenti e prolungati per i miei gusti; per velocizzare le cose decido di evitare di entrare nei bar con gli altri, fermandomi presso l’uscio: questa tattica ha dato qualche buon risultato oltre all’inevitabile mal di gola. L’argomento è sempre lo stesso e tutti apprezzano la nostra presenza, anche se qualcuno non condivide appieno l’impegno prioritario verso la fauna. Questa è terra di emigranti e molti conoscono la lingua italiana.
Giovedì 12 dicembre 2002. Oggi il gruppo è praticamente ridotto a tre unità perché Alberto opera al centro veterinario e Francesco si è fermato ad Arao per unirsi agli spalatori. Percorriamo una ria e la spiaggia vicine a Camarinas. Troviamo un cormorano morto da poche ore: è completamente pulito, quasi sicuramente è stato avvelenato da cibo contaminato. Proviamo a chiamare il numero 085 per consegnare il cadavere ma, siccome il telefono cellulare non si collega, lo porteremo con noi a Santa Cruz.. Oltre il faro ci sono degli scogli completamente ricoperti di petrolio. Io rimetto la maschera, che da diversi giorni avevo accantonato. Qui incontriamo un pescatore, che ci ha presentato la sua versione dei fatti; come tutti ha insistito sulle responsabilità dei governanti e sul fatto che il settore economico maggiormente colpito (per quanti anni non si sa) è quello dell’allevamento/raccolta di molluschi e crostacei (mariscos). Rientriamo a Sada alle 21; Fabio ed io ci rechiamo al centro veterinario dove restiamo fino alle 23,30. Partecipiamo (in genere teniamo fermi gli animali) alla cure a cormorani, strolaghe, urie e pulcinella di mare. Verso l’una di notte cerchiamo qualcosa da mangiare a Sada; fermiamo due persone del posto e ci facciamo guidare da loro, che naturalmente ci parlano del problema petrolio. Sono anche ben informati sui fatti italiani e non mancano di commentare gli attuali problemi dell’azienda nella quale io lavoro da trent’anni. A proposito, a Torino in questo momento sta nevicando. Qui la temperatura si aggira sui 15 gradi.
Venerdì 13 dicembre 2002. E’ l’ultimo giorno in Galizia. Ci dividiamo nuovamente. Francesco va al centro veterinario e Tullia sulle spiagge con gli spalatori. Alberto, Fabio ed io, dopo una breve visita a Santiago di Compostella, sistemiamo e ripuliamo il furgone, mettiamo a disposizione degli altri volontari il materiale avanzato e ci prepariamo al ritorno in Italia. Nonostante la mancanza di salvataggi spettacolari ed ardimentosi, conveniamo di essere in definitiva soddisfatti di quanto fatto in questi giorni, dell’umanità che abbiamo conosciuto, dei posti veramente incantevoli e del fatto di essere riusciti a vivere comunitariamente sebbene non ci fossimo mai visti e nonostante le differenze di età e di abitudini. Lo sconforto dovuto ai danni che abbiamo visto arrecare alla natura, alle popolazioni ed alle nostre tasche di contribuenti europei da ignoti (perché riteniamo che nessuno riuscirà a penetrare la ragnatela di connivenze ed intrighi economici che avvolge questa tragedia ecologica) è grande. Il gruppo si disperderà a partire da Ventimiglia, augurandosi che non ci si debba rivedere per tragedie analoghe. Come dicono (ed abbiamo letto per ogni dove) in Galizia: NUNCA MAIS! (mai più!)
Giuseppe Crapanzano Dicembre 2002.
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